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Napolitano in visita al Lingotto


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Il Capo dello Stato ha ammirato la nuova Lancia Thema. In Giappone, avviata la delocalizzazione produzione auto: presto export regolare

Napolitano in visita al Lingotto
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Torino per celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia, si è recato al Lingotto dove ha potuto ammirare la nuova Lancia Thema. A presentarla alla massima carico dello Stato l’amministratore delegato Sergio Marchionne. Il presidente Napolitano, che era accompagnato dalla consorte, signora Clio, ha osservato con attenzione il nuovo modello che è stata recentemente presentato al salone dell’auto di Ginevra. Napolitano si è anche seduto sul sedile posteriore. «E’ bellissima, aspetto di poterla provare», è stato il suo commento.
La nuova berlina di alta gamma prodotta dalla Fiat sarà immessa nel mercato a cominciare dal prossimo mese di ottobre.

Il presidente Napolitano, accompagnato da Marchionne e dal presidente onorario di Exor Luigi Gabetti, si è poi recato a visitare il Museo dell’auto. All’uscita, Napolitano ha detto che è stato particolarmente colpito dalla 500 che «Un esempio di come possiamo marciare nel mondo nella nuova era».
Al Lingotto, con il presidente Napolitano c’erano anche il presidente della Regione, Roberto Cota, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il vicesindaco Tom Dealessandri, il presidente della Provincia, Antonio Saitta e il sottosegretario alle Infrastrutture, Mino Giachino.

Marchionne, sollecitato dai giornalisti, ha detto che «Avevamo promesso che avremmo portato una sfilza di vetture e lo stiamo facendo». «Dateci un po' di tempo - ha aggiunto - le stiamo lanciando tutte quante. Lo avevamo promesso che avremmo portato una sfilza di vetture e lo stiamo facendo».
Poi ha parlato del Giappone: «Per il momento non vediamo alcun impatto, c'e' troppa incertezza. Ma l'impatto ci sarà anche sull'industria automobilistica, a catena sui fornitori. La domanda è quanto durerà quell'evento».
Tra le preoccupazioni di Marchionne c’è anche la situazione libica. «E' un problema che mi preoccupa – ha commentato -, è molto più ampio della Libia, riguarda tutto il Nordafrica. Bisogna risolverlo, ci vuole l'impegno di tutti. Ci vuole non solo l'impegno italiano ma quello europeo. L'Italia può fare quello che può, il resto del mondo non si può astenere».

Intanto i produttori di auto giapponesi cominciano a fare la conta dei danni causati dal cataclisma che si è abbattuto sul loro paese. La Toyota, che ha sospeso la produzione nelle sue 12 fabbriche, ha perduto circa 40.000 auto nuove con un danno quantificabile in oltre 70 milioni di dollari. Ma la situazione generale non appare del tutto compromessa. Le grandi case automobilistiche nipponiche sfrutteranno al massimo la delocalizzazione dei loro stabilimenti per sopperire alla mancata produzione degli impianti chiusi in patria. Il tempo di mettere in atto gli accorgimenti necessari, e presto l’export delle auto giapponesi riprenderà regolarmente.

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