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Auto, anno nuovo crisi vecchia


02/02/2013

di Giovanni Iozzia

Le vendite di vetture calano ancora nel mese di gennaio. Secondo Federauto tra le cause l’altissima tassazione. Rischia il crollo l’intero settore


Auto, anno nuovo crisi vecchia [ Roma, Lazio, Italia ] - L'Osservatorio di Federauto l'aveva previsto e il Ministero dei Trasporti lo ha confermato: le vendite di automobili in Italia sono andate malissimo anche nel primo mese dell'anno.

Nel mese di gennaio 2013 113.525 autovetture, con una variazione di -17,58% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, durante il quale ne furono immatricolate 111.928 (nel mese di dicembre 2012 sono state invece immatricolate 87.391 autovetture, con una variazione di -21,92%% rispetto ad dicebre 2011, durante il quale ne furono immatricolate 111.928).
Nello stesso periodo di gennaio 2013 sono stati registrati 370.141 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di +5,99% rispetto a gennaio 2012, durante il quale ne furono registrati 349.222 (nel mese di dicembre 2012 sono stati invece registrati 324.531 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -16,08% rispetto a dicembre 2011, durante il quale ne furono registrati 386.710).

Una situazione che secondo Federauto rischia di provocare un danno irreversibile all'intero comparto dell'industria dell'automobile.
Le cause principali, oltre alla notoria crisi economica, sono in gran parte da addebitarsi alla fortissima pressione fiscale che grava sulle auto.

Lo Stato ha infatti recuperato oltre 5 miliardi di euro a causa degli aumenti delle accise, del superbollo, dell’aumento dell’Iva.
Pressione fiscale che si è aggiunta quella già messa in atto nel 2011 che ha avuto forti conseguenze sempre sulle accise, sull’Ipt, sulla Rc auto, sul bollo e sull’Iva.
Oltre a ciò c’è stato anche un fortissimo calo della deducibilità, dimezzata la 20%, per l’acquisto di auto aziendali.

«Il Governo è riuscito a fare esattamente il contrario di quello che sarebbe stato sensato e necessario - ha commentato Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutti marchi commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus -. Questo è il risultato dell'accanimento fiscale verso il mondo dell'automotive in Italia, dove il Governo ha pensato a fare cassa senza curarsi dei danni prodotti nella nostra filiera. Mi piace ricordare sempre che fatturiamo l’11,4% del Pil, partecipiamo alle entrate fiscali nazionali per il 16,6% e occupiamo, con l’indotto, 1.200.000 persone. Mi corre l'obbligo sottolineare che per il crollo dei volumi lo Stato, lo scorso anno, ha perso 3 miliardi tra Iva e tasse varie, cui si devono aggiungere i costi degli ammortizzatori sociali. Eppure nessuno vuole intervenire, affrontare il problema, operare le scelte necessarie».
«La nostra filiera - ha continuato Pavan Bernacchi - è composta da migliaia di aziende di vendita e assistenza, di produzione di componenti, di servizi e altro. Noi ci rivolgiamo ai partiti per sapere ora che provvedimenti intenderebbero prendere per il nostro settore, qualora vincessero le elezioni. Come imprenditori crediamo molto nel voto utile, al di là delle ideologie».

«Gli autoveicoli sono stranamente assenti dalle dichiarazioni preelettorali dei maggiori leader politici – ha aggiunto Francesco Ascani, vicepresidente di Federauto -. Agli stessi ci permettiamo di indirizzare un messaggio: se il nuovo Governo non si farà carico dei gravi problemi della distribuzione e dell’assistenza automobilistica, riconoscendone l’importanza per la ripresa e la crescita del Pil, per le finanze pubbliche e per l’occupazione, il prezzo da pagare per l'Italia sarà altissimo».

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