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Imu, un rovina per le imprese
19/06/2012

di Giovanni Iozzia

Lo afferma il presidente nazionale di Federauto Filippo Pavan Bernacchi che invita il Governo a non mettere nuove tasse ma a pensare alla crescita
Imu, un rovina per le imprese
[ Roma ] - Il passaggio tra la vecchia Ici e la nuova Imu sarà un vero e proprio disastro per le imprese italiane, sia produttive che commerciali. Gli aumenti previsti possono sfiorare il 250% per negozi e uffici e superare il 150% per capannoni e centri commerciali. Una situazione che dipende esclusivamente dalla volontà del Governo, come tiene a chiarire Federauto in un suo comunicato stampa e no da quella dei comuni che applicano l’aliquota massima del 10,6 per mille. Lo stato, invece, con i nuovi moltiplicatori sulla rendita catastale ha portato al 20% la base imponibile di centri commerciali e capannoni, al 60% per gli uffici e al 62% per i negozi.

«Qui si sta giocando con il fuoco – ha commentato Filippo Pavan Bernacchi, presidente nazionale di Federauto -. Gli imprenditori che rappresento, e che da soli fatturano il 6% del Pil italiano sono stremati. Ma vale per tutti i settori merceologici, per i commercianti come per gli albergatori. Tornando a noi, da una parte l'attacco concentrico al mondo degli autoveicoli a suon di aumenti di accise, bolli, superbolli, Iva, IPT, RC, pedaggi autostradali, dall'altro un insostenibile aumento della pressione fiscale».

L’associazione guidata da Bernacchi sollecita da tempo il Governo affinché vengano predisposti ed attuati degli efficaci piani di crescita e, contemporaneamente, vengano frenata l’introduzione di nuove tasse e imposte. Il persistere di una tale situazione, secondo Federauto, porterà alla distruzione delle imprese italiane con la conseguenza tragica della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

«Invito il Governo - ha detto ancora Pavan Bernacchi - ad applicare un po' di sano buon senso, di cui sono convinto sia dotato, e lancio due proposte: si decreti che non pagherà l'Imu chi chiuderà un bilancio in perdita. Altrimenti questa tassa potrebbe concorrere a decretare la messa in liquidazione dell'azienda stessa con ulteriori danni per la collettività tutta. E che una singola tassa, da un anno all'altro, non possa crescere oltre il 10%. In assoluto non è concepibile subire aumenti del 200%, ma ancor di più in questo contesto».

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