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Notizie
Pomigliano d’Arco, siglato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl il documento della Fiat
16/06/2010
di Giovanni Iozzia
Accordo separato sullo stabilimento che prevede l’inserimento di una commissione paritetica. Il 22 giugno il referendum tra i lavoratori. La Fiom ribadisce il suo rifiuto
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Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno firmato il documento sullo stabilimento di Pomigliano d’Arco proposto dalla Fiat nel corso dell’incontro che si è tenuto nella sede di Confindustria a Torino. L’accordo è stato raggiunto anche grazie all’inserimento di un sedicesimo punto, riguardante l'istituzione di una commissione paritetica sulle sanzioni, richiesto dalle organizzazioni sindacali che avevano già dato un primo assenso generale al testo. Il prossimo 22 giugno il referendum di ratifica tra i lavoratori.
La Fiom, ha invece ribadito il suo netto rifiuto alle proposte della casa torinese.Il segretario generale Maurizio Landini ha precisato che: «Non è possibile firmare questo testo e non è possibile sottoporre ai lavoratori delle proposte che violano i contratti e la Costituzione». La Fiom ritiene assolutamente inaccettabile la clausola sui provvedimenti disciplinari ed i licenziamenti, definita «la più spregiudicata di tutto il documento Fiat». Ma solleva forti perplessità anche sulla parte chiamata «clausole integrative del contratto individuale di lavoro». Secondo il sindacato basterebbe che la Fiat applicasse che permetterebbe la produzione delle 280 mila auto all’anno e le 1.045 al giorno che sono gli obiettivi del piano elaborato da Sergio Marchionne. In questo caso «la Fiom non metterà in campo nessuna opposizione». «Se la Fiat - ha spiegato Landini - intende mantenere la posizione del documento, il comitato centrale all'unanimità non considera possibile che quel testo venga firmato perché continua a mantenere dei profili di illegittimità giuridica sia sugli orari che sulla malattia ed in termini di diritto allo sciopero». «Non comprendiamo il concetto - ha proseguito Landini - che Fiat per fare investimenti voglia far passare l'idea che bisogna cancellare i contratti e le leggi».
Un plauso è giunto dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che ha così commentato: «Come mi era augurato, ha prevalso il buonsenso. Adesso spero che la Fiom non metta i bastoni tra le ruote null’accordo siglato dalle altre forze sindacali». “L’accordo su Pomigliano – è stato il commento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti – è la rivincita dei riformisti su tutti gli altri». Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha aggiunto: « Mi sembra si faccia un uso improprio della Costituzione, tutti hanno i loro diritti però questo mi pare eccessivo».Più cauto il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani che ha sottolineato come «si poteva arrivare, con la buona volontà di tutti, a un accordo sull'assenteismo e sulla flessibilità senza sfiorare delicate questioni giuridiche. A questo punto bisogna valutare l'esito del referendum tra i lavoratori e bisogna fare in modo, e lo dico in particolare al governo, che questa vicenda eccezionale non prenda il carattere di esemplarità». L’Italia dei Valori, invece, si schiera totalmente con la Fiom e parla di «drastica riduzione dei diritti individuali e collettivi previsti dalla Costituzione e dalle leggi e mettono sotto ricatto i lavoratori di Pomigliano».
Nel corso della giornata era già stati diversi gli interventi. il presidente del Senato, Renato Schifani: «Pomigliano è un banco di prova per tutti. Non può e non deve prevalere la logica dei veti incrociati. Non è più il tempo del no e della fuga». «Per salvare l’occupazione e la dignità del lavoro – ha ribadito Schifani - serve uno sforzo comune ed un sano realismo. Pomigliano non deve chiudere». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si era rivolto alla Cgil e alla Fiom affinché firmino l’accordo: «Se fosse stato detto “rinunciate ai propri diritti”, io avrei detto no. Ma non è stato così: i diritti acquisiti non vengono toccati». Anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, era intervenuto: «Auspichiamo che la Fiom rifletta sulla sua decisione e cambi idea: come si fa a bloccare un investimento da 750 milioni perché si vogliono tutelare gli assenteisti e i falsi ammalati? Bisogna guardare avanti, c'è un'azienda che prende gli investimenti dall'estero e li sposta in Italia, non è accettabile che si dica di no che ci si nasconda e non si guardi la situazione. Auspico prevalga un senso di responsabilità e si dia speranza al Paese».
Prosegue intanto nell'Unione europea la flessione delle vendite di automobili che è di -9,3% rispetto all’anno precedente. La Fiat ha venduto, sempre a maggio, poco più di 90 mila vetture pari a -7,8%. Il Lingotto spiega che «nel confrontare questi dati con quelli ottenuti nello stesso mese del 2009, vanno considerati due fattori: lo scorso anno scorso in maggio il gruppo Fiat aveva ottenuto volumi e quote molto positivi in quanto, a differenza di altri concorrenti, era stata in grado di offrire immediatamente ai clienti una gamma articolata e nuova di vetture a basso impatto ambientale, che usufruivano degli eco-incentivi; il secondo fattore è la mancata produzione quest'anno di circa 8 mila vetture (500 e Panda) nello stabilimento polacco di Tychy a causa dei danni provocati dalle forti inondazioni lungo il fiume Vistola che hanno interessato gli impianti di alcuni fornitori». Il calo delle vendite di Fiat nel Vecchio Continente e causa in linea di massima dal calo delle vendite in Germania dove, proprio lo scorso anno, si era registrato un “boom” eccezionale. Nel resto d’Europa i risultati sono invece positivi con un + 19% in Gran Bretagna e quasi un punto percentuale in più in Spagna. Una situazione assolutamente sotto controllo che consente alla casa di Mirafiori di guardare al futuro con un certo ottimismo… Pomigliano d’Arco e Fiom permettendo.
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