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Termini Imerese, ancora un nulla di fatto


06/02/2010

di Giovanni Iozzia

Rinviato al 5 marzo il tavolo tecnico per l’analisi delle 7 proposte. Scontro tra Fiat e governo sugli incentivi


Termini Imerese, ancora un nulla di fatto Nulla di nuovo e di definitivo per Termini Imerese. Si è concluso così l’incontro che si è svolto ieri mattina nella sede del ministero dello Sviluppo economico tra i tecnici ministeriali, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e l’assessore all’Industria Marco Venturi, i sindacati e la Fiat. La delegazione dell’azienda torinese era composta da Paolo Rebaudengo, responsabile del personale, e da Ernesto Auci, responsabile delle relazioni istituzionali. Al tavolo erano presenti anche gli imprenditori che hanno avanzato alcune proposte di riconversione dello stabilimento siciliano.

Contemporaneamente a Termini Imerese, l’arciprete della città Francesco Anfuso ed i sindaci del circondario organizzavano un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento per manifestare la solidarietà ai lavoratori. Un incontro, dunque, che non ha sortito alcuna novità anche perché la Fiat ha ribadito di non avere nessun interesse a mantenere lo stabilimento ed è solo disposta a cederlo anche se non con la tecnologia che esso contiene. Ma, come ha precisato Auci, ci sono ancora «due anni di tempo per trovare le migliori alternative industriali» considerato che da parte del Lingotto «ci sarà la massima collaborazione per ridurre l’impatto sociale dovuto allo stop produttivo». In questa direzione la Fiat ha comunicato che circa la metà degli operai possiede i requisiti dei 31 anni di contribuzione per accedere alla mobilità finalizzata al prepensionamento. Quindi 806 lavoratori potrebbero subire danni minori ma su un totale di 1658 che arrivano a 3.100 considerati quelli dell’indotto. In ongi caso, per quasi 2.300 lavoratori si aprirà la triste prospettiva della disoccupazione. Un prossimo incontro avverrà il 5 marzo sempre nella sede del Ministero.

Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del governo per accrescere la competitività del Paese e in particolare del Mezzogiorno, sarà l’advisor che valuterà le 7 proposte di riconversione dell’impianto sulle quali è stato ancora mantenuto il massimo riserbo. L’incontro è poi proseguito per parlare dei 36 lavoratori precari dello stabilimento di Pomigliano d’Arco che nel frattempo avevano istituito un presidio in strada davanti al Ministero. Appena apprese le notizie della riunione romana le maestranze di Termini hanno proclamato uno sciopero di quattro ore. Gli operai hanno aderito in massa (secondo i sindacati l’80%) alla protesta indetta da Fim, Fiom, Uilm e Fismic. Incrociando le braccia dalle 10,00 alle 14,00 e dalle 18,00 alle 22,00.

Il presidente Raffaele Lombardo ha intanto annunciato che la giunta regionale approverà lunedì prossimo un atto con una proposta su Termini Imerese che verrà subito presentata al governo nazionale. «A Termini Imerese deve restare la produzione di automobili – ha ribadito Lombardo - e ci opponiamo a qualunque ipotesi di vendita di stoviglie o lampade da tavolo. Su questo la Regione non molla. Il patrimonio di alta professionalità che negli anni si è consolidato a Termini Imerese non può essere disperso. Abbiamo ribadito in questa sede la volontà della Regione siciliana di investire 350 milioni di euro per le infrastrutture del sito industriale e il potenziamento dello stabilimento Fiat e l’attivazione di misure che consentano sgravi sul costo del lavoro e l’accesso al credito di imposta. Tutto questo sarà messo nero su bianco entro 10 giorni». «Due sono i punti fermi – ha concluso il presidente della Regione - il primo è il mantenimento della produzione di autoveicoli a Termini. Il secondo è la garanzia dei livelli occupazionali che devono essere mantenuti, se non aumentati. Ecco perché contestiamo il piano industriale che prevede invece l’abbandono di Termini da parte della Fiat».

Sull’incontro di oggi ha comunque aleggiato la questione degli incentivi per l’acquisto delle auto. Incentivi a rischio perché, a quanto pare, il governo starebbe lavorando ad un decreto legge che non dovrebbe prevedere ulteriori stanziamenti per il settore automobilistico. Su questa decisione potrebbe avere un peso l’esito della trattativa sul futuro di Termini Imerese. I ministri Claudio Scajola e Giulio Tremonti si incontreranno tra oggi e domani in vista del Consiglio dei Ministri che farà il punto della situazione in occasione del vertice dell’Unione europea di San Sebastian dell’8 e 9 febbraio. Se non venissero prorogati gli incentivi il mercato dell’auto riceverebbe un duro colpo che alcuni analisti hanno quantificato in un calo delle vendite di oltre il 30%. La questione degli incentivi, infatti, era stata spunto di un botta e risposta tra Fiat ed esponenti del governo. In particolare la polemica era scoppiata tra il presidente Luca Cordero di Montezemolo, che aveva dichiarato che la Fiat negli ultimi anni non aveva ricevuto un euro dallo Stato, e il ministro Roberto Calderoli che ha definito questa dichiarazione «una barzelletta». Più pacata la risposta di Scajola che ha ammesso l’importanza della Fiat per l’Italia ma anche precisato che lo Stato, nel corso degli anni, ha spesso sostenuto la sua attività ed aiutato il suo sviluppo. Sulla questione è intervenuto anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni che ha ribadito che tutti gli italiani sanno che «la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia» e per questo motivo essa deve trovare «un equilibrio tra sostegno sociale, attenzione all'occupazione e impresa».

Un sostegno all’azienda torinese è poi arrivato dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ha sostenuto quanto dichiarato due giorni fa Sergio Marchionne, ritenendo più importante degli incentivi il fatto che il Governo metta in atto una politica che vada incontro alle esigenze dell’industria italiana. Il presidente del Senato, Renato Schifani, non ha invece usato mezzi termini: «Il patrimonio industriale e produttivo della Fiat di Termini Imerese deve essere salvato» ed ha aggiunto «bisogna avere il coraggio di dire basta a elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali». Ma è quasi tutta la classe politica italiana, di maggioranza e di opposizione, che contesta l’affermazione della Fiat circa gli aiuti di Stato. Arriva anche l’impegno del premier Silvio Berlusconi: «Il governo fará di tutto per salvaguardare il posto di lavoro a tutti i dipendenti della Fiat». Ma non è tutto. Nella tarda serata di ieri Berlusconi e Montezemolo hanno avuto un colloquio telefonico per «chiarire le rispettive posizioni e evitare che le comunicazioni a distanza generino malintesi». E Montezemolo, nel corso della medesima telefonata, ha detto di comprendere le difficoltà economiche del momento e che la Fiat potrà anche fare a meno degli incentivi.

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