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Veicoli storici: quanto inquinano?


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La risposta nella ricerca promossa da ASI E Istituto Superiore di Sanita´

Veicoli storici: quanto inquinano?
La mobilità sostenibile, tema di attualità stringente che sta indirizzando i costruttori, ma anche gli automobilisti e la politica, verso scelte sempre più compatibili con la tutela dell’ambiente, pone sul tavolo l’importante questione dei veicoli storici, patrimonio da tutelare ma di cui valutare anche l’impatto in ambiente urbano.

Per rispondere alla domanda sul valore delle loro emissioni, nasce l’accordo siglato il 30 ottobre scorso, a Roma, tra l’Automotoclub Storico Italiano e l’Istituto Superiore di Sanità, che insieme danno vita al progetto che prevede l’analisi del materiale particellare, degli ossidi di azoto e di altri contaminanti prodotti dai veicoli storici, in relazione agli usi e ai km percorsi nel periodo annuale.

I veicoli di interesse storico e collezionistico riconosciuti attraverso i Certificati di Rilevanza Storica (rilasciati da ASI, FMI, Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo) rappresentano una percentuale minima rispetto al totale del parco circolante in Italia. A livello nazionale sono circa 38.000.000 le autovetture impiegate per il trasporto delle persone, 6.900.000 delle quali ultraventennali e di queste ultime solo 49.000 definibili propriamente storiche e in possesso di CRS registrati al Ministero dei Trasporti. In percentuali rappresentano solo lo 0,13% del parco circolante totale e lo 0,71% del parco circolante ultraventennale, numeri che risultano alla fine poco rilevanti.

L’impatto ambientale è da addebitare fortemente ai veicoli obsoleti e non alle poche auto storiche certificate, la cui percorrenza è occasionale. L’accordo messo in campo servirà a dissipare dubbi e a dimostrare la portata effettiva del problema, rappresentando un punto di partenza per valutare con le istituzioni le misure da adottare in materia legislativa, senza penalizzare la circolazione dei veicoli storici, ma sempre restando garanti del senso di responsabilità verso l’ambiente.

Il numero dei veicoli certificati in Italia come storici è molto modesto e la richiesta di liste di salvaguardia, come ipotizzato, non va finalizzata alla limitazione del loro numero. Sembra poco equa la scelta di proporre sgravi fiscali e vantaggi assicurativi a chi possiede auto costose, penalizzando chi vuole conservare veicoli storici meno costosi, ma che hanno segnato la storia del nostro Paese, rendendo così difficile la sopravvivenza di un’autentica passione che coinvolge in modo trasversale più generazioni e che ha importanti riscontri anche dal punto di vista economico.

Due sono le strade percorribili: la prima è quella di tutelare la memoria storica attraverso la certificazione secondo le norme già previste; l’altra è quella di creare una lista che renda più semplice l’attività di certificazione, ma storicamente e socialmente meno apprezzabile.

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