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Crollano nel 2009 le vendite delle auto


20/02/2010

di Giovanni Iozzia

Dati allarmanti nell’ultimo rapporto Istat: fatturato - 22,9% e ordini – 18,1%. E nel 2010 non ci saranno più gli incentivi


Crollano nel 2009 le vendite delle auto Nel 2009 il mercato italiano dell’auto è praticamente crollato. Lo afferma una ricerca dell’Istat presentata nei giorni scorsi dove viene registrato il peggiore andamento rispetto all’anno precedente da quando vengono effettuate le rilevazioni dei dati, cioè dal 1991. Il fatturato è calato del 22,9% e gli ordini del 18,1%.

Una situazione non certo positiva ma che potrebbe anche peggiorare dopo l’annuncio da parte del Ministro per le Attività Produttive, Claudio Scajola, che nel 2010 non saranno prorogati gli incentivi per l’acquisto di nuove automobili. Uno strumento che si era rilevato importantissimo per le case produttrici, Fiat in testa, ed infatti nello scorso mese di dicembre si era registrato un fatturato record con più 23,2% a fronte di un incremento degli ordini pari al 31,5%.
Adesso, secondo i calcoli degli esperti, l’effetto incentivi avrà un trascinamento fino a marzo, man mano che verranno immatricolare le auto acquistate alla fine del 2009. Poi, si teme, comincerà una fortissima crisi. Aggravata certamente da fatto che il crollo del fatturato non riguarda solo il comparto auto ma l’intera produzione industriale italiana che ha avuto una contrattura media del 18,7%. Il calo peggiore dal 2000. Unico segnale positivo che, in generale, negli ultimi mesi del 2009 e nei primi del 2010 la situazione è lievemente migliorata.

Il Commissario europeo per l’Industria, l’italiano Antonio Tajani, ha suonato quello che è molto di più di un semplice campanello d’allarme.
«Nel 2010 - ha dichiarato Tajani alle agenzie di stampa - ci attende una grande sfida. Le misure di sostegno nazionale, e in particolare gli incentivi alla rottamazione, saranno progressivamente ritirate e ci si deve aspettare una seconda contrazione delle vendite di nuove autovetture valutata nella misura del 10%. C’è dunque da aspettarsi una serie di ricadute negative sul fronte dei livelli di produzione, dei risultati finanziari, dei budget di ricerca e dei posti di lavoro presso i costruttori, che si estenderanno lungo la catena dell'indotto».
«Per questo motivo – ha aggiunto Tajani - considero cruciale accompagnare le ristrutturazioni ed evitare che la crisi economica si trasformi in crisi sociale. Come ben sappiamo, infatti, nell’industria dell'auto ci sono in gioco 12 milioni di posti di lavoro».

Colpa della crisi globale? Forse. Eppure nel resto del mondo le cose sembrano essere andate diversamente. In Cina, a dispetto della grave crisi economica mondiale, il comparto automobilistico è stato uno degli assi portanti della crescita economica, con produzione e vendita pari a quasi il 50% in più rispetto al 2008.
Ma anche le auto ibride giapponesi, a cominciare dalla Toyota Prius e dalla Honda Insight, hanno avuto un successo significativo in tutti i mercati e, in particolare, in quelli dell’estremo oriente e americani. Anche se, anche in questo caso, hanno giocato la loro parte i cospicui incentivi messi a disposizione dei vari governi.
Anche in Germania, per fare un esempio nel Vecchio Continente, le vendite di auto nel 2009 si sono chiuse con un incremento del 23%, con ben 3,81 milioni di unità immatricolate, il miglior risultato dal 1992. Anche qui ci sono stati gli incentivi e già si prevede un calo delle vendite nel corso di quest’anno a meno che il governo tedesco decida di prorogarli.

«Bisogna guardare avanti e puntare su ricerca e innovazione. Bisogna insistere sullo sviluppo delle nuove tecnologie, sull'ibrido per non perdere la competitività». E’ questa la ricetta del ministro Scajola espressa al termine della riunione di Bruxelles dei ministri dell’Unione incaricati del mercato automobilistico.
La Sicilia, con Termini Imerese, potrà giocare un ruolo essenziale su questo campo utilizzando le risorse che l’Unione europea potrebbe destinare all’innovazione ed alla ricerca.
“In Italia – ha precisato Scajola – si deve lavorare sulle nuove tecnologie, sull'ibrido, ma ancora con il motore termico per rispondere alle esigenze del consumatore. In questo quadro, i problemi dell'Italia sono di riassecondare la riorganizzazione di Fiat nel settore auto con l'aumento della produzione, e individuare insieme la migliore offerta per il rilancio di Termini Imerese. La Sicilia è geograficamente ben posizionata e potrebbe diventare un hub importantissimo, una volta dotata di infrastrutture».
Riflettori accesi, quindi, sull’incontro del prossimo 5 marzo quando, finalmente, si potrà realmente cominciare a capire cosa si produrrà nello stabilimento Fiat di Termini dal 2012.

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