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Alpine A290 GTS: un taser elettrico travestito da madeleine
05/02/2026
di Lorenzo Pollini
L´Alpine A290 segna il debutto del marchio nel segmento delle hot hatch elettriche, raccogliendo l´eredità Renault dai rally
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Era il 1976 quando la gloriosa era nei rally dell’A110 vide in parte il suo crepuscolo, portando gli ingegneri Renault a chiedersi dove poter trovare una nuova baguette da lanciare fra curve e polvere. Fu così che Jean Terramorsi, allora vicedirettore di produzione della Casa della Losanga, vide quello che nessun’altro riusciva a vedere in quel momento: una degna discendente, nella Renault 5. E come nel più conosciuto romanzo horror di Mary Shelley, dopo una lunga gestazione che comportò l’allungamento del telaio di 5 cm, utilizzo di pezzi prelevati da altre francesi come propulsore turbo e le sospensioni, oltre ad un’importante modifica ed allargamento delle scocche originali, vide la luce la Renault 5 Turbo; omologata nella prima serie in poco meno di 500 esemplari al solo scopo di ottenere il riconoscimento nel Gruppo 4, la piccola francese portò diversi successi nei rally, divenendo ben presto un oggetto di culto per grandi e bambini e guadagnandosi a tutti gli effetti l’appellativo di bara su ruote.
Oggi, quel mito che fu la 5 Turbo che non doveva esistere, torna sotto i riflettori e, come nei migliori remake hollywoodiani, prova a riscrivere il successo del passato, ma reinterpretandosi in chiave moderna: nasce così l’Alpine A290 GTS, declinazione più estrema e sportiva – anch’essa elettrica – della nuova Renault 5 e-tech. Una settimana insieme basterà a convincermi che anche il silenzio può accendere emozioni?
Partiamo da una domanda. Se vi chiedessero di chiudere gli occhi e pensare ad un’Alpine, di che colore la immaginereste? Scommetto blu, o meglio Blue Alpine metallizzato. Il colpo d’occhio di questa sfumatura è semplicemente favoloso: talmente scenica che probabilmente potreste verniciare anche la vostra lavatrice di questa tinta, non laverebbe meglio, ma sicuramente attrarrebbe sguardi di ammirazione ed invidia. Esteticamente i richiami al passato sono molteplici, dall’anteriore grintoso dotato di fari supplementari ai passaruota maggiorati, proseguendo per i rigonfiamenti della carrozzeria – timido ma evidente richiamo alle iconiche prese d’aria sul fianco – e chiudendo con le forme del posteriore, quest’ultimo caratterizzato dai gruppi ottici che si allungano verticalmente e dall’ampio parafango con diffusore ben pronunciato.
La sensazione, osservandola con un occhio più critico, è che anche in Renault abbiano ceduto alla chirurgia estetica: gli spigoli brutali e la ruvidità della 5 Turbo anni ‘80 sono stati levigati da massicce dosi di botox, una morbidezza che forse non le appartiene davvero; un po’ come rivedere Mickey Rourke sugli schermi oggi: riconosci il volto, ma sai che qualcosa da qualche parte è andato perso.
Dentro, l’abitacolo è una piacevole sorpresa, con selleria sportiva in pelle Nappa dai profili avvolgenti e monogrammi Alpine sparsi un po’ ovunque; il tunnel centrale curato nelle forme riprende in parte il design e la disposizione già vista nell’A110 dei selettori di marcia N D R, ma qui con qualche plastica cheap. Protagonista però lo fa il volante, lo scorgi attraverso il finestrino e desidereresti stringerlo fra le mani: forme ben sagomate, quei dettagli come la tacca di centratura ed il fondo piatto, per non parlare di quel pulsante rosso di Overtake che sembra urlare «premimi, per favore!». Elementi che ti fanno dimenticare che sotto al cofano non c’è un motore termico che snocciola marce e sorseggia 100 ottani, ma un propulsore elettrico sincrono che si esprime in un tenue sibilo nell’aria, celando però ben 220 CV e 300 Nm di coppia, in questa configurazione GTS.
Tolte quelle qualità tipiche delle auto elettriche, come ad esempio coppia e progressione istantanea, l’Alpina A290 sa strapparti sorrisi nella guida, in particolar modo nel misto stretto: il telaio si mostra sincero e con un buon feeling alla guida, il volante comunica con precisione ed in modo molto diretto dove metter le ruote; ed anche cercando di portarla al limite, il Torque Vectoring interviene, mantenendoti sui binari. Inserendo poi la modalità Sport e disattivando i controlli, si percepisce come l’erogazione della coppia e la reattività fosse in realtà limitata nelle altre regolazioni: qui la risposta diventa praticamente istantanea, senza filtri, creandoti una sorta di dipendenza, dove ogni comando viene eseguito all’istante; ne deriva un senso d’onnipotenza stradale dove la spinta non si avverte crescere, ma arriva già piena come tipico nelle elettriche e, complice anche l’assenza di un sound che accompagni ed anticipi l’aumento delle prestazioni come su un’auto termica, su una piccola sportiva così può portare ad una percezione alterata della velocità.
Guidarla nel quotidiano non è male, devo ammetterlo, soprattutto con questi cerchi neri Snowflake da 19” e pneumatici sportivi che equipaggia la GTS, ma è come se mancasse un’anima: Alpine è da sempre associata a vetture sportive, leggere ed a motore a combustione e questo devo dire che pesa nel bilancio complessivo: voi nemmeno immaginate quante persone mi hanno fermato per osservarla meglio, ma spesso concludendo chiedendomi se ne esistesse una versione termica come quella che fu. Ed è probabilmente questa la fotografia più onesta dell’Alpine A290: desiderio e nostalgia.
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