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Sergio Marchionne: in Italia uno stabilimento Fiat rischia la chiusura
04/07/2012
di Fabiana Muceli
L´amministratore delegato del Lingotto lancia l´allarme in occasione della presentazione della Fiat 500L
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Il mercato dell'auto continua il suo trend negativo e l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, lancia l'allarme in occasione della presentazione della Fiat 500L: tra le ipotesi, quella della chiusura di uno stabilimento italiano. E proprio il modello lanciato oggi è sintomatico della situazione, considerando che sarebbe dovuto essere prodotto a Mirafiori, ma è invece stato dirottato nella fabbrica serba di Kragujevac, su incentivo degli aiuti economici provenienti dal governo di Belgrado.
“Se il mercato italiano rimane quello di adesso, lanciare la nuova Punto sarebbe un grandissimo fallimento. Per quest'anno le stime sono di un mercato da 1,4 milioni di vetture, un livello che non si vedeva dal 1979.”, ha commentato Marchionne, confermando comunque Mirafiori come sede produttiva del piccolo SUV sotto i marchi Fiat e Jeep.
Non sono mancati poi gli accenni ai sindacati e alle autorità italiane: “fino a quando non avremo un livello sufficiente di tranquillità, non riusciremo a esportare”, indicando come sistema ideale “il contratto firmato dalla General Motors con i sindacati inglesi per tenere aperto l'impianto di Ellesmere Port: 51 settimane lavorative, tre turni al giorno, straordinario al sabato obbligatorio se necessario. Quello è lo standard. L'accordo che abbiamo fatto noi è molto superiore”.
Non è la prima volta che Sergio Marchionne prospetta dei limiti alla produzione in Italia con coseguente chiusura di uno degli impianti della penisola. Lamentando la difficoltà del mantenere intatti i livelli occupazionali nel nostro paese e preferendo esportare la produzione in paesi più convenienti.
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