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Corruzione, in Italia ce n’è sempre di più


23/02/2010

di Giovanni Iozzia

L’accusa parte da Luca Cordero di Montezemolo che invita la politica a fare qualcosa in più per debellarla


Corruzione, in Italia ce n’è sempre di più La corruzione dilaga in Italia? Secondo il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo ormai è ben chiaro a tutti. Tra le cause Montezemolo indica il mancato rinnovamento della burocrazia da parte della politica. «Dove lo Stato non funziona – precisa Montezemolo – ci si arrangia come si può, anche attraverso il sistema della corruzione». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si trova d’accordo. Questo fa innalzare le proteste del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che sostiene di averle fatte le riforme necessarie. Il dibattito è aperto.

Innanzitutto bisogna precisare che la situazione attuale è molto diversa agli inizi degli anni ’90 quando esplose Tangentopoli. In quel caso si era di fronte ad un sistema di tangenti codificate ai più alti livelli della politica. Una prassi che si era consolidata negli anni e che seguiva norme specifiche attraverso la lottizzazione che era diventato uno schema fisso in tutte le spartizioni politiche dell’epoca, quelle oneste e quelle che oneste non erano e perfino quelle illegali. Ma, appunto perché si trattava di un sistema assolutamente centralizzato, sia dell’industria sia della politica, lasciava molto meno margine alla piccola corruzione locali. Le tangenti o, meglio, il finanziamento illecito ai partiti, ammontavano a decine di miliardi delle lire dell’epoca e la successiva spartizione avveniva in sede locale con una ricaduta dai vertici del partito fino ai rappresentanti minori. Questa divisione poteva avvenire sotto forma di elargizione economica, con contributi destinati alle campagne elettorali o all’attività politica in generale, oppure attraverso posti di lavoro, incarichi e consulenze (poche in verità nella prima repubblica dove questo specifico uso era ancora molto limitato). Era il leader locale che fungeva da collettore degli illeciti finanziamenti di una determinata zona ed era lui che provvedeva alle esigenze dei soggetti posti sotto la sua giurisdizione.

Un sistema ben organizzato, codificato e regolato che, però, adesso in parte non è più reato. Fermo restando che la corruzione, la concussione e il peculato sono sempre illegali e regolarmente perseguiti. Il finanziamento dei parti da parte di soggetti privati, mutuando questa prassi dagli Stati Uniti, chiunque, purché regolarmente fatturato e seguendo precise norme è assolutamente possibile. E qui paradossalmente nasce il problema. Il politico locale, escluso dalle fonti di finanziamento regolari, finanziamento pubblico e privato al partito politico o all’esponente di spicco, deve necessariamente reperire le risorse necessarie per espletare la sua attività politica. Negli Stati Uniti, dove il fenomeno della corruzione è assolutamente marginale ma anche inusuale, coloro che si scommettono in politica sono sempre persone facoltose e, quindi, non necessitano di extra. Un po’, più o meno, quello che ha detto Guido Bertolaso nella trasmissione di Bruno Vesta, riferendosi ad una presunta tangente di 10.000 euro: «Per me è una cifra assolutamente insignificante. Ammettendo che io possa essere corrotto, cosa che nego sempre con forza, sarei uno sciocco se mi facessi corrompere per un importo che è di molto inferiore ai miei guadagni mensili». Un consigliere comunale di una qualsiasi città, al di là dell’indennità politica, vive spesso di semplice stipendio, quando non è persino disoccupato, e qualsiasi extra giunge ben gradito.

Per il burocrate le cose stanno in maniera diversa. Considerate, sia quest’ultimo sia per il politico, l’ingiustificabile avidità e disonestà umane, bisogna considerare che non tutti i soggetti della pubblica amministrazione ricevono lo stesso trattamento economico. Ci sono gli alti dirigenti, Direttori e Segretari Generali, che ricevono grossi emolumenti e l’incidenza dei reati in questa categoria è estremamente bassa se non inesistente; ci sono poi i funzionari che, a volte pur lavorando di più, ricevono stipendi piuttosto bassi. Ecco che scatta una sorta di rivalsa e la richiesta della tangente. Anche mille euro sono utili per garantirsi un livello di vita migliore. Qualcuno lo fa occasionalmente, altri lo eleggono a sistema.

In tutti i casi l’omissione di controllo è della politica. In Italia, purtroppo, il sistema politico è ormai assolutamente centralizzato e, perfino, lo è per cooptazione. Un sistema che, diversamente da quello dei partiti tradizionali europei che utilizza solo alcuni soggetti principali e relega tutti gli altri a semplici comprimari che svolgono il solo compito di votare positivamente o negativamente le varie proposte di chi governa. Il resto, quindi, è solo caos.
A questo squallido panorama bisogna poi aggiungere la caduta dei valori morali propria, ormai, di tutti i paesi occidentali. Una classe politica in gran parte impreparata e, dunque, inadeguata spesso, nelle realtà locali ostaggio della burocrazia. Un’incapacità, anche morale di controllo, aggravata da situazioni ampiamente diffuse come l’evasione fiscale, il lavoro nero e l’abusivismo. Un Paese che lentamente ha preso la deriva dell’illegalità e dell’irregolarità anche come risposta, assolutamente sbagliata, ad uno Stato che offre pochi e scadenti servizi ma sovente è vessatorio e oppressivo. Pagare le tasse non è bello ma certamente si fa con maggiore piacere quando le cose funzionano. In Italia spesso le cose non funzionano per niente. Occorre una svolta e su questo hanno ragione Montezemolo e Marcegaglia.
Possa giovare da monito a tutti questa frase di Sandro Pertini, in cui proprio in questi giorni si celebra il ventennale della scomparsa: «La democrazia si difende e si rafforza con una grande tensione morale. Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi. Bisogna essere intransigenti verso se stessi ed io lo sono stato…».

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