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Maserati Grecale Trofeo: primo contatto
09/05/2026
di Lorenzo Pollini
Un SUV di lusso con la pelle da supersportiva e l´eleganza di una farfalla
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[ Roma ] -
La leggenda narra che Nettuno, signore dei mari e fratello di Zeus, fosse tanto potente quanto indomabile. I suoi impeti scuotevano gli abissi e facevano tremare persino l’Olimpo.
Zeus, temendo che quella forza primordiale potesse sfuggire al suo controllo, escogitò un inganno: non potendo sottometterlo, riuscì ad incatenarne l’essenza, confinandola nelle profondità più oscure del suo stesso regno. Ma il mare non si può domare, piuttosto si trasforma, mantenendo la sua potenza ed assumendo altre forme nel tempo.
Probabilmente è solo un mito. Eppure, se ascoltate bene salire di giri il sei cilindri a V fra i 5000 e i 6000 giri/min, potrete sentire riecheggiare delle note simili ad una voce. Forse proprio quella del dio dei mari, la cui potenza non è andata perduta, ma continua a pulsare, imprigionata oggi nel propulsore che ne porta il nome e che anima anche la Grecale Trofeo: un omaggio Maserati a quella potenza primordiale, capace di emergere dagli abissi e trasformarsi in pura energia su strada.
È difficile raccontare una vettura di questo genere. Qualcuno potrebbe banalmente etichettarlo come un SUV di lusso sottoposto a massicce dosi di steroidi e con un abbonamento illimitato in palestra, ma in realtà, da ogni angolazione si osservi, la Maserati Grecale Trofeo, riesce a raccontare al contempo opulenza ed eleganza in veste sportiva: un ossimoro perpetuo di linee fluide, dettagli in carbonio ed elementi fuori scala, generando un contrasto seducente, raffinato e a volte quasi sfacciato.
Il tridente Maserati domina il muso della Grecale, incorniciato dalla calandra di chiara matrice modenese, quasi vorace nelle sue proporzioni taglia SUV. Agli estremi, incastonati come gemme, i gruppi ottici, dalle forme affusolate e studiati per slanciare al meglio l’ampio cofano, definendo un frontale di forte identità e carattere. Lungo i fianchi, linee rastremate e pulite cedono il passo ai dettagli: la scritta Trofeo emerge sopra le feritoie – come branchie per quel Nettuno di cui sopra – e strappa un sorriso inevitabile, carico di promesse e desiderio. Dettagli come le minigonne tramate in fibra di carbonio s’intrecciano con passaruota ampi, cerchi Maserati da 21 pollici e maniglie affogate nella carrozzeria, chiudendosi in un posteriore dove la personalità probabilmente è meno carica dell’anteriore, ma comunque efficace. Gruppi ottici dallo sviluppo orizzontale e un ampio diffusore pinnato in carbonio completano il quadro: quest’ultimo, più che un semplice elemento aerodinamico, sembra concepito dagli ingegneri come un palcoscenico pensato per lasciar esibire la suadente e decisa voce del 3.0 benzina V6 da 530 cavalli, gorgheggiata attraverso i suoi quattro terminali di scarico.
Una Maserati merita attenzioni particolari, va compresa, interpretata e rispettata. Non è una vettura a cui puoi dare del tu fin da subito, ricorda piuttosto quelle donne dalla bellezza rara, fine ed aristocratica: apparentemente altezzose e riservate, ma capaci di celare un’anima sorprendentemente audace e indomabile se toccati i tasti giusti. La Maserati Grecale è un po’ così, soprattutto nella declinazione top di gamma, Trofeo: la presenza scenica racconta solo una parte della sua identità. Sotto la pelle, infatti, si nasconde un carattere deciso, a tratti imprevedibile – nella modalità Corsa – e capace di esprimersi pienamente solo quando viene guidata con sensibilità e rispetto, generando un equilibrio fra raffinatezza e indole da supersportiva difficilmente descrivibile solo attraverso delle parole.
Poi l’Azzurro Astro Glossy Fuoriserie di cui si veste questa Grecale Trofeo. Una tinta che ne cela altre 2 o 3 almeno: a seconda di come la luce accarezza la carrozzeria, emergono sfumature dai riflessi oceanici — a volte blu profondi, a volte azzurri, a volte ardesia. Una volta a bordo, l’abitacolo richiama l’atmosfera di un salotto, con raffinate sedute avvolgenti in pelle beige a contrasto e una qualità delle finiture e dei dettagli estremamente elevata, come ci si aspetterebbe. Sul cruscotto spicca l’immancabile orologio Maserati, oggi digitale – una scelta che personalmente avrei preferito nella più tradizionale soluzione meccanica.
Il volante è un esercizio di equilibrio, per i miei gusti: proporzioni riuscite, fondo leggermente piatto, forme sportive ma mai arroganti, il tutto impreziosito da un’educata eleganza. Le ampie palette grandi come orecchie d’elefante, ne enfatizzano la vocazione sportiva e s’integrano perfettamente con i due manettini: uno per lo Start, l’altro per la selezione delle modalità di guida – Off-Road, Comfort, GT, Sport e Corsa.
Accendere una Maserati e mettersi alla guida, non è un gesto qualunque: è un rituale. E quando a rispondere sono 530 cavalli scalpitanti, il loro timbro roco e pieno riempie l’aria di promesse, adrenalina e turbini d’emozioni. Il resto della storia, però, merita un capitolo a parte.
E arriverà presto.
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