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Notizie
Referendum a Pomigliano d’Arco, vince il si
23/06/2010
di Giovanni Iozzia
Il 62,2% dei lavoratori si è espresso in favore dell’accordo. Una percentuale più bassa di quella prevista dalla Fiat: adesso cosa succederà?
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I lavoratori di Pomigliano d’Arco si sono espressi in linea generale a favore dell’accordo siglato lo scorso 15 giugno tra la Fiat e Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Ma l’affermazione del si è stata molto più bassa di quella prevista dal Lingotto e quindi le nubi che incombono sul futuro dello stabilimento di Pomigliano sono tutt’altro che diradate. Alle 4 del mattino del 23 giugno, dopo circa sette ore di scrutinio, è infatti finito il conteggio delle schede con questi risultati: 2888 si per una percentuale del 62,2 %, 1673 no con una percentuale del 36%, 59 bianche e 22 nulle. Le urne si erano aperte alle 8,00 e chiuse alle 21,00. Le sezioni erano 10. Hanno espresso la loro preferenza 4642 lavoratori su 4881 aventi diritto, circa il 95%.
L’inizio dello scrutino aveva lasciato presagire un trionfo del si. Infatti la prima scatola conteneva i voti degli impiegati che per il 98% si sono rivelati favorevoli all’accordo. Poi con le altre scatole, quelle degli operai dei reparti le cose sono assolutamente cambiate fino a giungere al 70% dei no della scatola del distacco di Nola. Quindi, conti alla mano, togliendo coloro che lavorano negli uffici, le tute blu favorevoli si attestano intorno al 42-44%. La Fiat, dunque, sperava in un consenso più ampio, almeno dell’80-85%. Il risultato del referendum potrebbe quindi saltare il Piano A, portare la Panda dalla Polonia in Campania, essere messo da parte il Piano B, poiché il Governo non potrebbe consentire la chiusura di u’altra fabbrica dopo quella di Termini Imerese ed entrare in azione in Piano C che consisterebbe nel chiudere ugualmente lo stabilimento di Pomigliano ma riassumere i lavoratori attraverso una nuova società con il contratto che nascerà sulle basi dell’accordo separato.
Durante le operazioni di voto, il clima non è stato affatto sereno con una serie di accuse reciproche, lanciate attraverso la stampa, tra chi ha sottoscritto l’accordo e chi lo ha rifiutato. All’interno dello stabilimento, invece, tutto è stato assolutamente tranquillo. Tranquillità che poi ha accompagnato tutte le fasi successive dello scrutinio. Il primo commento è stato quello del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che ha detto: «E’ stata isolata la logica del conflitto e prevale quella della collaborazione». Ha poi aggiunto: «A questo punto la Fiat deve realizzare il promesso investimento in un contesto di pace sociali. Da oggi il paese è più moderno». Ma Sacconi non aveva conosceva ancora i dati definitivi. La Fiom, pur ribadendo il rifiuto all’accordo, apre uno spiraglio. «Se la Fiat apre una trattativa – ha detto il segretario partenopeo Massimo Brancato – e si predispone ad una mediazione che rispetti la Costituzione, le leggi dello Stato e il contratto, ci sediamo ad un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato». Lo Slai Cobas ha annunciato di avere messo in azione un nutrito gruppo di giuristi ed avvocati allo scopo di annullare l'accordo e il referendum. «Dal punto di vista anche procedurale ci sono state irregolarità - spiega Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale - quindi i legali sono al lavoro per annullare il tutto».
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