|
Notizie
Ferrari e la crisi: in calo le vendite ma cresce la quota globale
16/02/2010
di Fabiana Muceli
Il 2009 si chiude con un meno 5% sulle auto vendute e un meno 7% sul fatturato
|
L'anno della crisi, il 2009 appena trascorso che ha visto arrancare l'economia mondiale, non ha ovviamente fatto sconti alle aziende che producono beni di lusso. E così il consiglio di amministrazione della Ferrari, esaminando i dati di chiusura, ha dovuto fare i conti con un calo del meno 5% sulle auto vendute. In totale sono 6250 le unità distribuite, per un fatturato consolidato pari a 1778 miliardi di euro (-7%) e un risultato operativo di 245 milioni di euro, contro i 341 milioni dello scorso anno.
La contrazione del mercato ha permesso però alla quota globale sportiva della Ferrari di crescere in tutti i Paesi, con un aumento medio mondiale di 10 punti percentuali. Un risultato da leadership, conquistato principalmente sui mercati emergenti, mentre in tutti gli altri c’è stata comunque una diminuzione controllata. Grazie anche alla strategia di innovazione tecnologica in costante sviluppo, con i consistenti investimenti in ricerca che hanno raggiunto il 18,5% del totale.
L'altra area in cui la Ferrari sta fortemente investendo è l'ambiente. Il nuovo impianto di trigenerazione, insieme all'impianto fotovoltaico, ha permesso di ridurre del 15% le emissioni di CO2 con l'obiettivo, già prefissato, di abbattimento del 25-30% entro il 2010. Il peso della della forza del marchio è confermato anche dalla Formula Uno: in un anno critico per il sistema economico e deludente per quello sportivo, la Scuderia del cavallino rampante ha rinnovato numerosi contratti di sponsorizzazione e firmato un accordo quinquennale con il Banco Santander.
“Aver raggiunto questi risultati in un contesto economico estremamente difficile è la miglior conferma della qualità e dell'impegno di tutte le persone della Ferrari e della nostra strategia fatta di innovazione ed esclusività”, ha dichiarato il presidente Luca Cordero di Montezemolo. “Queste sono le linee guida che ci permetteranno di affrontare anche il 2010: un anno molto difficile, dove i primi deboli segnali di ripresa non sono ipotizzabili prima del prossimo autunno
|
|
| |
|
|