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Sergio Marchionne: in Fiat solo con l´Ifil
20/11/2009
di Fabiana Muceli
L´a.d. dell´azienda torinese testimone oggi al tribunale di Torino. Non sarebbe mai rimasto in Fiat senza l´ente come azionista di riferimento.
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Non usa giri di parole Sergio Marchionne, testimone del processo sull'equity swap del 2005, ovvero l'anno in cui la famiglia Agnelli mantenne il controllo del gruppo Fiat. Ha infatti dichiarato apertamente che l'interessamento della Lehman Brothers verso il blocco delle azioni di maggioranza avrebbe provocato unicamente uno spezzatino e disintegrato l'azienda.
Solo l'Ifil poteva essere la soluzione, solo chi all'epoca lavorava per la casa automobilistica torinese poteva assumersi l'incarico di azionista di riferimento, ha specificato il manager. Aggiungendo che - venuto a conoscenza di un possibile cambio al vertice successivo al convertendo – senza l'ente non avrebbe mai mantenuto il suo ruolo in Fiat.
Anche il peso delle banche nella vicenda è stato oggetto delle domande in aula. Marchionne ha confermato che in quel momento la Fiat era sotto la lente di ingrandimento, oggetto d'interesse di tutti gli istituti di credito mondiali in cerca di soluzioni e piani di rilancio per ovviare alla pesante crisi.
L'amministratore ha poi negato di essere venuto a conoscenza dell'equity swap prima del 14 settembre 2005 e di ignorare qualsiasi operazione finanziaria precedente a quella data.
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