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Attenzione alle auto d’epoca false


14/05/2014

di Giovanni Iozzia

Il fenomeno, che non è nuovo, sembra però ingigantirsi al punto da diventare quasi planetario


Attenzione alle auto d’epoca false Le auto d’epoca false purtroppo non sono una novità. Ci sono state le Ferrari false, le Isotta Fraschini false e altre decine e decine di auto che d’epoca avevano solo l’aspetto.
Purtroppo il fenomeno sembra ingigantirsi al punto da diventare quasi planetario. Si producono auto d’epoca, in gran parte di marchi italiani, in diversi paesi del mondo.

Lo denunzia il presidente del Museo dell’auto Bonfanti Stefano Chiminelli in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Chiminelli, inoltre, è l’organizzatore delle Mitiche Sport a Bassano, manifestazione alla quale partecipano Bugatti provenienti da tutto il mondo.

«Dove ci sono soldi ci sono falsi – spiega Chiminelli al Corriere della Sera -. Le barchette sono fra le più falsificate (nella foto una Maserati barchetta del 1952 originale) per una bella replica si spendono sui 250mila euro e ci si guadagna più del triplo».
«Negli anni 60 e 70 – continua Chiminelli - chi falsificava una macchina lo faceva per sé mentre oggi è diventato speculativo, c’è chi investe in quelle che sono delle vere e proprie truffe».

I falsificatori di auto d’epoca sono adesso in tutto il mondo e si rivolgono principalmente ai nuovi ricchi di Germania, Russia e Giappone ai quali vengono più smerciate Porsche, Ferrari, Alfa Romeo, Bugatti e altre ancora, senza troppe difficoltà.

Eppure in Italia, nel recente passato, si sono stati casi eclatanti. Particolare quello di Padova nel 2010, dove i possessori di vere Ferrari utilizzavano i numeri di telaio originali per realizzare delle auto false. Per smascherare la truffa si dovette ricorrere ai tecnici di Maranello.
Nel 2011 la Polizia di Vittorio Veneto ha sequestrato 65 auto contraffatte, destinate ai mercati esteri; tra di essere c’erano Ferrari, Lamborghini, Porsche, Alfa Romeo, Fiat, Lancia. Ci furono 41 arresti. Il meccanico che le ha realizzate si è poi difeso dicendo che si trattava di ricostruzioni.

I collezionisti italiani sono quasi del tutto al riparo da queste truffe sia per la loro esperienza sia perché le case automobilistiche conservano un dettagliato archivio dei loro modelli. Inoltre le associazioni degli amatori d’auto d’epoca effettuano continui monitoraggi.

Ben diversa è la situazione di chi realizza modelli somiglianti ma che in maniera chiara riportano altri marchi. E’ questa la vicenda, riportata da Automania nel 2011, del meccanico «Maurizio Barbuto, 40 anni, carrozziere di Castellammare del Golfo, località in provincia di Trapani, accusato di aver falsificato la monoposto di Formula 1 del Cavallino Rampante F2003. L’uomo aveva realizzato dei modelli molto simili, denominati Barbuto cars, ma privi di motore. Barbuto lo aveva sempre ribadito di non vendere le proprie auto con il marchio Ferrari, ma come Barbuto e le fatture rilasciate indicano l’assenza di qualsiasi intenzione fraudolenta. La seconda sezione penale del tribunale di Palermo gli ha dato ragione, perché il logo della Rossa apparso sulle auto era stato applicato dai compratori in seguito all’acquisto».

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